La sicurezza nell’attività di saldatura gli indumenti di protezione

Se nelle normali condizioni di lavoro e in assenza di rischi particolari il normale vestiario da lavoro può avere caratteristiche protettive sufficienti, in molte attività sono necessari particolari indumenti di protezione che coprono o sostituiscono gli indumenti personali e offrono specifiche caratteristiche protettive.

Protezione che può proteggere da rischi molto diversi (chimici, biologici, fisici, meccanici, …), anche dal rischio di ustione.

Si ricorda che il procedimento di saldatura “permette la giunzione permanente di componenti solidi, quali metallo ma anche vetro e plastica, con continuità del materiale nella zona in cui viene effettuata, con o senza apporto di altro materiale. La saldatura più comune viene effettuata su componenti metallici e si basa sulla fusione localizzata del materiale, con apporto di calore o per pressione”.

E si parla di:

  • saldatura autogena: non c’è apporto di materiale o il materiale utilizzato per saldare è lo stesso delle parti che devono essere unite;
  • saldatura eterogena o brasatura: il materiale denominato “materiale di apporto” è di tipo diverso da quello delle parti che devono essere unite; è possibile saldare materiali tra loro incompatibili;
  • altri processi di saldature: unione di pezzi con o senza materiale di apporto.

Si segnala, in ogni caso, che un procedimento generico di saldatura si può tuttavia suddividere nelle seguenti fasi:

  • preparazione dei “lembi” del giunto che devono essere uniti;
  • riscaldamento del giunto, a temperature diverse secondo il processo.

E il calore necessario per l’attività di saldatura si può ottenere con sistemi diversi:

  • una fiamma prodotta dalla combustione di un gas con aria o ossigeno;
  • una resistenza elettrica, con passaggio di corrente elettrica attraverso i pezzi da saldare;
  • laser ad alta potenza o altri sistemi per avere energia non da fiamma.

Partendo da queste descrizioni è dunque evidente che l’operatore deve essere “protetto dalle ustioni causate dal metallo caldo o rovente e dal possibile breve contatto con fiamme e radiazioni ultraviolette”.

È necessario un “abbigliamento in pelle o in tessuto, cui non rimangano attaccate gli spruzzi di saldatura o le porzioni di metallo rovente, idoneo ad essere indossato continuativamente anche per periodi lunghi, fino a 8 ore, a temperatura ambiente. L’abbigliamento può essere costituito da elementi singoli quali giacca, pantalone, grembiule o tuta di protezione”.

Si indica che i capi di abbigliamento devono “proteggere zone specifiche del corpo, quali braccia, tronco, gambe. Le eventuali tasche dei pantaloni devono essere laterali, richiudibili con una pattina superiore fatta in modo che non s’inserisca nella tasca stessa. Le chiusure devono essere tutte ricoperte e non devono creare aperture e/o pieghe nelle zone più a rischio di essere interessate dagli spruzzi di metallo fuso o dal suo ristagno. Eventuali polsini devono essere dotati di chiusura al fine di essere più aderenti”.

In particolare negli indumenti di protezione per la saldatura i materiali esterni sono stati sottoposti a specifiche prove al fine di determinare i requisiti generali (resistenza alla trazione; resistenza alla lacerazione; resistenza allo scoppio dei materiali lavorati a maglia; resistenza delle cucitura; variazione dimensionale sul tessuto pretrattato e sul cuoio, …) e i requisiti specifici (propagazione della fiamma con trasferimento di calore, impatto della goccioline di metallo fuso, resistenza elettrica, …).

A cura di Giovanni Polidoro

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Fonte della notizia: www.quotidianosicurezza.it

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La sicurezza nell’attività di saldatura gli indumenti di protezione ultima modifica: ‘2017-11-20T12:00:14+00:00’ da Giovanni Polidoro