Guasti e affidabilità dei dispositivi di interblocco

Per parlare di sicurezza delle macchine, di affidabilità dei dispositivi e della valutazione dei guasti facciamo riferimento al documento Inail dal titolo “ Il defeating di un dispositivo di interblocco associato ai ripari. Norma EN ISO 14119:2013. Caso studio”. Un documento che affronta il delicato tema della neutralizzazione (defeating) dei dispositivi di sicurezza.

Riguardo alla valutazione dei guasti si segnala che la normativa tecnica fornisce chiare indicazioni in merito all’affidabilità dei sistemi di interblocco, dispositivi che, associati a ripari, impediscono il funzionamento di organi pericolosi quando il riparo non è chiuso.

In particolare “se elettricamente può essere escluso un guasto dovuto a cortocircuito nelle canaline o nel quadro di comando e se questo si verifica, facilmente viene riconosciuto in quanto, allo stato dell’arte attuale, la maggior parte delle configurazioni prevedono circuiti ridondanti”, la stessa cosa non si può dire a livello di problemi meccanici. Infatti “meccanicamente, se viene utilizzato un singolo dispositivo con azionamento meccanico, può verificarsi che il singolo guasto o la somma dei guasti potrebbe portare ad una situazione pericolosa”.

Il documento si sofferma inoltre sulla prevenzione dei guasti in modo comune (CCF) ricordando che la normativa indica in linea generale “di differenziare la tipologia di interblocchi impiegati” (nella EN ISO 14119:2013 sono trattate le varie tipologie di interblocco con caratteristiche e limiti di impiego) “piuttosto che la ridondanza degli stessi”.

Riguardo alle indicazioni fornite è riportato un utile esempio.

Una macchina “utilizza componenti idraulici per applicare le necessarie forze per eseguire il processo di produzione, mentre il controllo della macchina è gestito elettricamente/elettronicamente. L’ apertura di un riparo mobile interbloccato aziona due interruttori di posizione indipendenti. Il primo interruttore interagisce direttamente con una valvola idraulica che interrompe la pressione; il secondo interruttore interrompe la tensione di controllo che pilota un’altra valvola. In entrambi i casi le valvole interromperanno il movimento pericoloso. Grazie alle differenti tecnologie utilizzate, non si potrà verificare nessun guasto in modo comune che potrebbe accadere in ognuno dei due sistemi”.

In particolare le possibili esclusioni degli errori “devono essere esaminate separatamente per la meccanica e l’elettronica prendendo in considerazione le condizioni dell’ambiente e le influenze esterne previste”.

Si indica poi che un approccio diffuso nella progettazione dei circuiti di sicurezza “è il collegamento in serie di dispositivi con contatti a potenziale libero ad esempio più dispositivi di interblocco connessi ad una singola logica di sicurezza che realizza la diagnostica per l’intera funzione di sicurezza”. Tuttavia se nella maggior parte dei casi in queste applicazioni un singolo guasto “non porti alla perdita della funzione di sicurezza e sarà rilevato dalla logica, in pratica si possono riscontrare alcuni problemi: quando i dispositivi di interblocco con contatti ridondanti sono collegati in serie, il rilevamento del singolo guasto di un interblocco può essere mascherato dall’azionamento di qualsiasi altro interblocco non guasto (attraverso la relativa apertura/chiusura del riparo) collegato in serie”. Una guida alla stima della probabilità di mascheramento di un guasto è rappresentata dallo standard ISO/TR 24119“Sicurezza del macchinario. Valutazione del mascheramento di errori dovuti alla connessione in serie di dispositivi di interblocco associati ai ripari con contatti potenzialmente liberi”.

A cura di Giovanni Polidoro

Il pdf della circolare è scaricabile QUI
Fonte della notizia: www.puntosicuro.it

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Guasti e affidabilità dei dispositivi di interblocco ultima modifica: ‘2017-11-27T13:00:34+00:00’ da Giovanni Polidoro