A Safety Expo 2026 la formazione torna al centro del dibattito sulla prevenzione. E mentre cambiano tecnologie, organizzazione del lavoro e competenze richieste, anche il modo di formare lavoratori, preposti e responsabili della sicurezza deve evolvere. L’Intelligenza Artificiale può diventare uno strumento importante, ma senza sostituire il ruolo del formatore e la responsabilità del professionista.
Giovanni Polidoro – Gruppo Polaris
La sicurezza sul lavoro non si costruisce soltanto attraverso procedure, documenti e dispositivi di protezione. Si costruisce soprattutto attraverso le persone e i loro comportamenti.
I dati INAIL dei primi sette mesi del 2026 mostrano che la sfida della prevenzione è ancora aperta: le denunce di infortunio in occasione di lavoro sono state 256.471, il 4,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre quelle con esito mortale sono scese da 432 a 422 (-2,3%). Sono dati provvisori, ma ricordano quanto sia necessario continuare a investire nella prevenzione.
In questo scenario, Safety Expo 2026, alla Fiera di Bergamo il 16 e 17 settembre, rappresenta un importante momento di confronto anche sul futuro della formazione.
La formazione non può essere soltanto un obbligo
Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha ridefinito durata e contenuti minimi della formazione prevista dal D.Lgs. 81/2008. Ma rispettare gli obblighi normativi rappresenta soltanto il punto di partenza.
La domanda fondamentale dovrebbe essere un’altra:
quanto di quello che viene spiegato durante un corso rimane realmente nella testa e nei comportamenti di chi lo frequenta?
Un corso efficace deve aiutare il lavoratore a riconoscere un pericolo, comprenderne le conseguenze e collegare la regola alla propria attività quotidiana.
La formazione sulla sicurezza non dovrebbe quindi essere percepita come “le ore obbligatorie da fare”, ma come uno strumento concreto per sviluppare consapevolezza e capacità di prevenzione.
Dalla formazione standard alla formazione personalizzata
Lavoratori con mansioni, esperienze e livelli di responsabilità differenti non hanno necessariamente gli stessi bisogni formativi.
Un operaio esperto, un neoassunto, un preposto o un lavoratore appena inserito in un cantiere affrontano rischi e situazioni differenti. Anche lingua, età ed esperienza possono influenzare la capacità di comprendere un messaggio sulla sicurezza.
È proprio qui che l’Intelligenza Artificiale può offrire nuove opportunità.
Strumenti come ChatGPT, Gemini e Copilot possono supportare il professionista nella preparazione di esempi, simulazioni, esercitazioni, domande, scenari e materiali personalizzati.
L’obiettivo non è semplicemente produrre più velocemente un testo, ma rendere la formazione più vicina al lavoro reale.
L’AI come assistente del formatore
L’intelligenza artificiale non deve essere considerata un sostituto del formatore.
Può essere un assistente nella progettazione della formazione, aiutando a organizzare contenuti, costruire casi pratici, simulare situazioni di rischio e proporre differenti modalità di spiegazione.
Ma ogni contenuto generato dall’AI deve essere verificato, contestualizzato e validato.
Nel campo della sicurezza un errore può avere conseguenze concrete. Per questo la responsabilità rimane in capo al professionista, che deve conoscere e verificare ciò che presenta.
L’AI può accelerare il lavoro, ma non trasferisce la responsabilità.
Dalla lezione alla simulazione
Una delle possibilità più interessanti riguarda la capacità di creare scenari e simulazioni.
Pensiamo a un corso sulla movimentazione dei carichi: invece di limitarsi a spiegare una procedura, il formatore può proporre una situazione simulata e chiedere ai partecipanti di individuare i rischi e scegliere come intervenire.
Lo stesso approccio può essere utilizzato per lavori in quota, macchine, rischio elettrico, incendio, emergenze, DPI e numerosi altri ambiti.
La formazione diventa così un momento nel quale allenare la capacità di riconoscere il rischio e prendere decisioni corrette.
La tecnologia deve aumentare il fattore umano
C’è però un rischio da evitare: trasformare la formazione digitale in una nuova forma di formazione impersonale.
La sicurezza riguarda le persone. Video, piattaforme, chatbot e strumenti di AI possono essere utilissimi, ma non possono sostituire il confronto con il formatore, l’esperienza del lavoratore e la conoscenza dell’ambiente di lavoro.
La tecnologia deve aumentare il fattore umano, non eliminarlo.
Anche il programma di Safety Expo 2026 dedica attenzione a questi temi, con approfondimenti sulle tecnologie digitali e sulla loro applicazione alla formazione e al sistema della prevenzione aziendale.
Il futuro della sicurezza passa dalla formazione
Il futuro della prevenzione sarà probabilmente sempre più caratterizzato dall’integrazione tra norme, competenze, tecnologia e cultura della sicurezza.
L’Intelligenza Artificiale può aiutare a personalizzare i contenuti, creare simulazioni, rendere più accessibili le informazioni e supportare il lavoro dei professionisti.
Ma la sicurezza non nasce da un algoritmo.
Nasce quando una persona, davanti a una situazione di rischio, sa riconoscerla, comprende cosa può accadere e decide di comportarsi nel modo corretto.
Questa deve rimanere la vera finalità della formazione: meno adempimento e più apprendimento, meno nozioni e più consapevolezza, meno standardizzazione e più attenzione alle persone e ai rischi reali.
Giovanni Polidoro
Gruppo Polaris – Sicurezza sul Lavoro