Dispositivi di Protezione Individuale – Valutazione dei Rischi sul Lavoro

Per Dispositivi di Protezione Individuale – DPI si intende “qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.” (D.Lgs. n. 81/2008, art. 74, comma 1).

I Dispositivi di Protezione Individuale rappresentano le misure di sicurezza estreme. Devono essere impiegati quando tutte le altre, organizzative e gestionali, hanno fallito o sono impossibili.
Dotare i lavoratori dei DPI appropriati ai rischi individuati è un obbligo del datore di lavoro rimarcato dal D.Lgs. n.81/2008, art. 18, comma 1, lettera d), che deve:
“fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale”.

I DPI sono tanto importanti che il decreto vieta esplicitamente “la fabbricazione, la vendita, il noleggio e la concessione in uso dei DPI non rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro” (art. 23, comma 1). I DPI utilizzati devono essere anche elencati nel documento di valutazione dei rischi. Esso deve contenere “l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati” (art. 28, comma 2, lettera b).

Obblighi in materia di Valutazione dei Rischi per Dispositivi di Protezione Individuale

Il datore di lavoro ha l’obbligo di identificare e scegliere il DPI più idoneo alle proprie esigenze, ricercando sul mercato quanto di meglio ci possa essere in funzione delle caratteristiche e dei requisiti necessari per provvedere ad un’adeguata protezione dei lavoratori.

In particolare, gli obblighi ai quali il datore di lavoro deve adempiere sono:

  • effettuare l’analisi e la valutazione dei rischi che non possono essere evitati con altri mezzi. In funzione di questi, individuare tra i DPI disponibili, quelli più idonei a proteggere il lavoratore dai rischi identificati. Va tenuto conto anche delle eventuali ulteriori fonti di rischio rappresentate dagli stessi DPI;
  • adeguare la scelta dei DPI ogni qualvolta intervenga una variazione significativa negli elementi di valutazione tale da modificare le condizioni di rischio;
  • valutare, sulla base delle informazioni fornite e delle norme d’uso dal fabbricante a corredo dei DPI, le caratteristiche dei DPI disponibili sul mercato e confrontarle con quelle da lui individuate come necessarie in fase di valutazione dei rischi;
  • individuare, in base alle norme d’uso fornite dal fabbricante, le condizioni in cui un DPI deve essere utilizzato. In particolare per quanto riguarda la durata dell’uso, in funzione di:
  • entità del rischio;
  • frequenza dell’esposizione al rischio;
  • caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore;
  • prestazioni del DPI.

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Prevenzione dei Rischi sul Lavoro e Protezione del Lavoratore

Per garantire e tutelare la prevenzione dei rischi sul lavoro, alle persone che lavorano, sono necessarie poche ma inequivocabili regole. Al fine di costruire un ambiente di lavoro sicuro allo scopo di ridurre al minimo il rischio di infortuni.
La prevenzione si prefigge come missione quella di aiutare “l’azienda – l’imprenditore”. Nel processo decisionale per il quale gli investimenti in sicurezza sul lavoro non siano solo dei costi. La stessa organizzazione ne tragga dei benefici economici tracciabili.
Le parole hanno un loro significato e possono aiutarci a comprendere un giusto comportamento da utilizzare.
Proviamo a dare una definizione della prevenzione:

“ CHI DOBBIAMO PROTEGGERE E DA QUALE PROBABILE SITUAZIONE EVENTO”

La collaborazione continua tra le forze in campo insieme a una programmazione e pianificazione delle politiche di prevenzione dei rischi sul lavoro e sicurezza sul lavoro garantiscono tempestività, qualità e omogeneità dell’azione prevenzionale.  Al centro di un modello partecipativo che coinvolge le aziende, le parti sociali, gli altri enti e organismi operanti nel settore. Si opera per favorire una significativa riduzione del costo umano ed economico che gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali hanno per i singoli lavoratori. Per le imprese e per il sistema produttivo del Paese.

Prevenzione dei Rischi sul Lavoro e Tutela del Lavoratore

Le attività di prevenzione dei rischi lavorativi, di informazione, di formazione e assistenza in materia di sicurezza e salute sul lavoro. Per contribuire alla riduzione degli infortuni e per far crescere l’azienda necessità una vera e propria cultura della sicurezza.  La promozione costante crea un evoluzione di un sistema integrato di tutela del lavoratore e di sostegno alle imprese. Efficiente e innovativo, capace di offrire strumenti mirati e accessibili a tutti.

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DUVRI Documento unico per la Valutazione dei Rischi da Interferenze

Normative in materia DUVRI: Documento unico per la Valutazione dei Rischi da Interferenze

L’art. 26 del d.lgs. 9 aprile 2008 n. 81 e s.m.i. prescrive per il Datore di Lavoro Committente l’obbligo di elaborare il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze (DUVRI). Vengono indicate le misure da adottare per eliminare o, non fosse possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze. Si valutano anche i relativi costi della sicurezza, in caso di affidamento di lavori, servizi e forniture all’Impresa appaltatrice, o a lavoratori autonomi, all’interno della propria Azienda.

Il DUVRI (documento unico di valutazione dei rischi interferenti) sostituisce la precedente informativa (ex art. 7 D. Lgs. 626/94). In caso di affidamento di lavori, servizi e forniture all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi il datore di lavoro committente ha l’obbligo di redigere il DUVRI (art. 26 comma 3), sempre, anche nei casi di affidamenti in cui non sono presenti rischi dovuti alle interferenze. La compilazione di tale modello testimonia l’avvenuta valutazione dei rischi.

Quando non è obbligatorio il DUVRI: Documento unico per la Valutazione dei Rischi da Interferenze

I soli casi in cui il DUVRI non va prodotto, come stabilito dal comma 3 bis dell’art. 26 del D. Lgs. 81/08 integrato dal D. Lgs 3 Agosto 2009 n 106, sono i seguenti:

  • appalti di servizi di natura intellettuale;
  • mere forniture di materiali o attrezzature;
  • lavori o servizi la cui durata sia inferiore a due giorni, sempre che essi non comportino rischi derivanti dalla presenza di agenti cancerogeni; biologici; atmosfere esplosive; dalla presenza di rischi particolari di cui all’allegato XI del Testo Unico.

Resta comunque l’obbligo, in capo al Datore di Lavoro Committente, di:

  • verificare l’idoneità tecnico-professionale dell’impresa,
  • promuovere la cooperazione ed il coordinamento ai fini della sicurezza e
  • fornire ai lavoratori dell’impresa appaltatrice dettagliate informazioni circa i rischi  specifici presenti nel luogo in cui sono destinati ad operare e circa le misure di prevenzione ed emergenza adottate in relazione alla propria attività.

La mancanza del DUVRI rende nullo il contratto. Peraltro si osserva che il DUVRI non può prescindere, da parte dell’appaltante, dalla conoscenza della “tecnologia” della ditta che dovrà eseguire il lavoro, il servizio o la fornitura. Non avrebbe molto senso quindi predisporre un DUVRI “definitivo”, trattandosi di rischi da interferenza, finché non si conosce l’azienda che opererà e suoi rischi effettivi. Pertanto la procedura corretta deve prevedere la trasmissione di una “informativa” allegata alla richiesta di offerta, dove è evidenziata la natura del contratto e la “fotografia” del luogo di lavoro ai fini della possibile insorgenza di rischi da interferenza e poi, al momento della definizione del contratto, la redazione, sulla base anche delle indicazioni della ditta, del DUVRI da allegare al contratto.

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La Valutazione del Rischio Sismico nei luoghi di lavoro

Classi di rischio nella Valutazione del Rischio Sismico nei luoghi di lavoro

Attribuzione delle Classi di Rischio Sismico nei Luoghi di Lavoro:
l’attribuzione della Classe di Rischio può avvenire attraverso uno dei due metodi: convenzionale o semplificato. In entrambi i metodi è fatto utile riferimento al parametro PAM. Questo può essere assimilato al costo riparatorio dei danni prodotti dai sismi che si manifesteranno durante la vita della costruzione. Tale parametro viene ripartito annualmente ed espresso come percentuale del costo di ricostruzione. Esso può essere valutato, così come previsto per l’applicazione del metodo convenzionale, come l’area sottesa alla curva rappresentante le perdite economiche dirette, in funzione della frequenza media annua di superamento (pari all’inverso del periodo medio di ritorno) degli eventi che provocano il raggiungimento di uno stato limite per la struttura. Tale curva, in assenza di dati più precisi, può essere discretizzata mediante una spezzata. Minore sarà l’area sottesa da tale curva, minore sarà la perdita media annua attesa (PAM).

Metodi di attribuzione Classi di Rischio nella Valutazione del Rischio Sismico nei luoghi di lavoro

Metodo convenzionale:
il metodo convenzionale assegna alla costruzione in esame una Classe di Rischio in funzione del parametro economico PAM e dell’indice di sicurezza della struttura IS-V. Entrambi i parametri sono grandezze adimensionali, nel seguito espresse in %. Per il conteggioè necessario calcolare, facendo riferimento al sito in cui sorge la costruzione in esame, le accelerazioni di picco al suolo per le quali si raggiungono gli stati limite SLO, SLD, SLV ed SLC. Per fare ciò, si utilizzano le usuali verifiche di sicurezza agli stati limite previste dalle Norme Tecniche per le Costruzioni. Esso è dunque applicabile a tutti i tipi di costruzione previsti dalle suddette Norme Tecniche.

Metodo semplificato:
alternativamente al metodo convenzionale, limitatamente alle tipologie in muratura, l’attribuzione della Classe di Rischio ad un edificio può essere condotta facendo riferimento alla procedura descritta in questo paragrafo.  Nello specifico si determina la Classe di Rischio appartenente partendo dalla classe di vulnerabilità definita dalla Scala Macrosismica Europea (EMS).

La Valutazione del Rischio Sismico nei luoghi di lavoro viene eseguita sulla base delle caratteristiche della costruzione.

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Valutazione dei Rischi per Genere Età Provenienza

La Valutazione dei Rischi per Genere Età Provenienza, viene spesso concepita in forma “neutra” o, meglio, “maschilmente neutra”. Essendo pensata per l'”uomo medio”, è inadatta agli individui (donne e uomini) “fuori media” (es. ergonomia del posto di lavoro).

Valutare i rischi connessi alle differenze di genere significa per il datore focalizzare l’attenzione sulla organizzazione del lavoro. Va posta accuratezza a quegli elementi fisici e biologici (es. peso e altezza); culturali e sociali (es. spesso le donne svolgono ancora la maggior parte dei lavori domestici il che fa aumentare il loro “tempo di lavoro”), che differenziano uomini e donne in modo da garantire pari opportunità di tutela tra gli stessi anche in relazione alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Una valutazione dei rischi che voglia tenere, altresì, conto delle differenze di età, dovrà necessariamente considerare i lavoratori divisi per classi. Ad esclusione dei “lavoratori standard” (29-45/50 anni) che non evidenziano alcuna specifica rischiosità espositiva connessa all’età, i “lavoratori giovani” (15-24/29 anni) e i “lavoratori maturi e anziani” (oltre 50/55 anni e oltre 60 anni non ancora pensionabili), seppur per motivi diversi, necessitano infatti di una particolare attenzione da parte del datore di lavoro con riferimento sia alla formazione che all’adattamento nel tempo delle mansioni assegnate.

I primi per:

  • lo sviluppo fisico non ancora completo,
  • la mancanza di esperienza lavorativa,
  • la scarsa familiarità con l’ambiente di lavoro;

i secondi, magari prossimi al pensionamento, per:

  • problematiche di tipo fisico o psichico come la riduzione della massa e forza muscolare,
  • la diminuzione della capacità visiva e uditiva,
  • la parziale compromissione delle capacità intellettive e della memoria recente.

L’analisi del rischio lavorativo insito nella provenienza del lavoratore da un paese straniero non può, inoltre, prescindere dal problema culturale della derivazione geografico – nazionale appurato che occorre considerare le specificità di alcune culture per la percezione della esposizione al pericolo, della comprensione e accettazione del rischio, del rispetto delle misure, delle regole e delle persone.

La Valutazione dei Rischi per Genere Età Provenienza, nelle diverse tipologie di contratto

E ancora, alcuni contratti di lavoro, come quelli a termine; somministrazione; intermittente recano in sé un rischio maggiore connesso alla loro stessa “flessibilità tipologica”. I lavoratori “temporanei” risultano esposti a rischi maggiori in ragione della particolare natura del loro rapporto di lavoro, a prescindere dalla oggettiva pericolosità della attività svolta. Ciò deriva dal fatto che la prestazione viene resa spesso in ambienti nuovi e le mansioni sono poco conosciute. Inoltre l’inserimento integrale nella organizzazione aziendale e nello specifico gruppo di lavoro è reso difficoltoso dalla percezione psicologica della precarietà occupazionale reciprocamente avvertita dal lavoratore e dai colleghi. In aggiunta l’informazione, la formazione e l’addestramento, anche laddove espletati, risultano spesso qualitativamente e quantitativamente inadeguati.

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Valutazione del Rischio da Videoterminali

La Valutazione del Rischio da Videoterminali evidenzia i rischi per la salute dei lavoratori che dipendono, non solo dal videoterminale stesso, ma dall’intero ambiente di lavoro.

Elementi della Valutazione del Rischio da Videoterminali

La Valutazione del Rischio da Videoterminali prende in considerazione:

VIDEOTERMINALI: schermi alfanumerici o grafici a prescindere dal tipo di procedimento di visualizzazione utilizzato.

POSTO DI LAVORO: l’insieme che comprende le attrezzature munite di:

  • videoterminale, eventualmente con tastiera ovvero altro sistema di immissione dati, incluso il mouse
  • il software per l’interfaccia uomo-macchina
  • gli accessori opzionali
  • le apparecchiature connesse, comprendenti l’unità a dischi
  • il telefono, modem e stampante
  • il supporto per i documenti, la sedia, il piano di lavoro, nonché l’ambiente di lavoro immediatamente circostante.

LAVORATORE: il lavoratore che utilizza un’attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per almeno 20 ore settimanali, dedotte le interruzioni di cui all’ art. 175 del D.Lgs 81/08 e s.m.i..

Esami medici per lavoratori VDT

Pertanto i lavoratori, prima di essere destinati all’uso di VDT, devono essere sottoposti a visita medica preventiva degli occhi, della vista ed ad esami specialistici quando il medico competente lo ritenga necessario.

Normativa in materia di Valutazione del Rischio da Videoterminali

La normativa di riferimento è attualmente il Titolo VII del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.; qui viene esplicitata sia la definizione per il lavoratore sia per i posti di lavoro dei lavoratori così identificati, che devono essere conformi alle prescrizioni dell’allegato XXXIV.  Nella Valutazione dei Rischi da Videoterminali, per lo specifico capitolo dei videoterminali, è perciò previsto il rispetto di tutte le norme contenute nel D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

Viene posto particolare riguardo a:

  • rischi per la vista e per gli occhi,
  • problemi legati alla postura
  • affaticamento fisico e mentale
  • condizioni ergonomiche
  • igiene ambientale

Contemporaneamente si dovranno assegnare le mansioni evitando il più possibile la ripetitività e la monotonia delle operazioni, anche attraverso la realizzazione di appositi corsi di informazione e formazione.

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Valutazione Rischi da Stress Lavoro Correlato

Lo stress è la reazione avversa ad eccessive pressioni o ad altro tipo di richieste.

Esiste una profonda differenza tra il concetto di “pressione”, fattore talvolta positivo e motivante, e lo stress che insorge quando il peso di tale pressione diventa eccessivo.

Perchè stilare la Valutazione Rischi da Stress Lavoro Correlato

Lo stress lavoro correlato produce effetti negativi sull’azienda in termini di:

  • impegno del lavoratore
  • prestazione e produttività del personale
  • incidenti causati da errore umano
  • turnover del personale ed abbandono precoce
  • tassi di presenza
  • soddisfazione per il lavoro
  • potenziali implicazioni legali.

Tutti questi elementi rappresentano per l’azienda evidenti costi che potrebbero essere sensibilmente ridotti applicando, in maniera consapevole e partecipata, un percorso di valutazione dello stress lavoro correlato che non sia semplicemente una procedura dovuta al mero rispetto della normativa, ma anche una presa di coscienza dell’azienda e dei lavoratori sullo specifico rischio.

Adottare provvedimenti per la gestione delle cause dello stress lavoro correlato rende possibile prevenire o, quanto meno, ridurre l’impatto che tale rischio può avere sui lavoratori e sull’azienda anche in termini di produttività.

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Valutazione Rischi Residui Macchine e Attrezzature

I “rischi residui” sono definiti al punto 1.7.2 dei RESS dell’Allegato I della Direttiva. Si richiede, in particolare, di provvedere ad adeguate avvertenze.

Avvertenze in merito alla Valutazione Rischi Residui Macchine

nel caso in cui permangano dei rischi, malgrado siano state adottate le misure di protezione integrate nella progettazione, le protezioni e le misure di protezione complementari, devono essere previste le necessarie avvertenze, compresi i dispositivi di avvertenza.

Il requisito di cui al punto 1.7.2 cita i rischi residui, cioè i rischi che non possono essere eliminati o sufficientemente ridotti dalle misure di progettazione intrinsecamente sicura e che non possono essere completamente evitati dalle misure di protezione integrate.

Gli avvertimenti sui rischi residui sulla macchina sono complementari alle informazioni sui rischi residui da fornire nelle istruzioni del fabbricante.
Gli avvertimenti sulla macchina sono utili quando gli operatori e altre persone esposte devono essere informati in merito alle particolari precauzioni da prendere riguardo ai rischi residui durante l’uso della macchina. Alcuni esempi sono la presenza di superfici calde o di apparecchiature laser.
Possono essere utili anche per ricordare la necessità di indossare i DPI. Gli avvertimenti indicati sulla macchina devono essere conformi ai requisiti di cui al punto 1.7.1. della direttiva.
Gli avvertimenti forniti tramite i dispositivi di allarme devono essere conformi ai requisiti di cui al punto 1.7.1.2.della direttiva.

Le norme possono definire la forma e dare orientamenti sul contenuto degli avvertimenti. La direttiva 92/58/CEE e la norma EN 61310-1, includono gli orientamenti che sono pertinenti alla progettazione di tali avvertimenti.
La UNI EN ISO 12100 definisce “rischio residuo”:”rischio che permane dopo aver preso le misure di protezione”.

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Valutazione del Rischio Incendio

L’obiettivo principale della prevenzione incendi sul lavoro è quello di salvare i lavoratori presenti nei luoghi di lavoro, garantendo loro di potersi allontanare dall’area del pericolo senza subire danni. Nella Valutazione del Rischio di Incendio, un professionista di alto profilo, valuta e predispone dei sistemi di sicurezza passiva ed attiva tali da preservare anche il patrimonio “aziendale”.

Le attività da prendere in considerazione nella Valutazione del Rischio Incendio

L’ambito della prevenzione incendi si articola su attività quali:

  • la classificazione del rischio incendio;
  • la progettazione delle compartimentazioni e dei sistemi antincendio passivi;
  • la progettazione dei sistemi attivi;
  • l’iter procedurale per la richiesta del parere di conformità antincendio;
  • la segnalazione Certificata di inizio Attività (SCIA);
  • la richiesta di rinnovo dell’ Attestato di Conformità Antincendio (EX CPI);
  • i collaudi e le prove di funzionalità degli impianti e dei dispositivi di prevenzione;
  • lo studio di piani di adeguamento e direzione lavori;
  • la classificazione ai fini della Direttiva ATEX;
  • l’adozione di misure tecniche e procedure organizzative;
  • le procedure e i piani di emergenza ed evacuazione.

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Valutazione dei Rischi Atmosfere Esplosive ATEX

ATEX (atmosfere esplosive),  acronimo derivante dalle parole ATmosphères ed EXplosibles, è il nome convenzionale della direttiva 94/9/CE dell’Unione Europea per la regolamentazione di apparecchiature destinate all’impiego in zone a rischio di esplosione.

Prerequisiti per la Valutazione dei Rischi Atmosfere Esplosive ATEX

Prerequisiti del datore di lavoro, come disposto dalla Direttiva 1999/92/CE “ATEX 137”, dopo aver valutato l’esistenza del pericolo d’esplosione, il datore di lavoro deve:

  • adottare misure tecniche/organizzative finalizzate a prevenire la formazione di miscele esplosive;
  • classificare i luoghi;
  • valutare i rischi di esplosione (valutazione rischi esplosione);
  • redigere un documento sulla protezione contro le esplosioni.

Obiettivi e Vantaggi della Valutazione dei Rischi Atmosfere Esplosive ATEX

  • ottemperare alle disposizioni legislative vigenti;
  • fruire di un supporto tecnico gestionale;
  • gli adempimenti, che si diversificano a seconda delle casistiche identificate dalle Direttive, prevedono da parte del fruitore o costruttore di apparecchiature che devono essere installate nelle aree precedentemente classificate;
  • procedure di certificazione;
  • diversificate in relazione alla classificazione prevista dalle Direttive;
  • validità della verifica, fino a quando non vengono apportate modifiche al prodotto.

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