Valutazione Rischi Residui Macchine e Attrezzature

I “rischi residui” sono definiti al punto 1.7.2 dei RESS dell’Allegato I della Direttiva. Si richiede, in particolare, di provvedere ad adeguate avvertenze.

Avvertenze in merito alla Valutazione Rischi Residui Macchine

nel caso in cui permangano dei rischi, malgrado siano state adottate le misure di protezione integrate nella progettazione, le protezioni e le misure di protezione complementari, devono essere previste le necessarie avvertenze, compresi i dispositivi di avvertenza.

Il requisito di cui al punto 1.7.2 cita i rischi residui, cioè i rischi che non possono essere eliminati o sufficientemente ridotti dalle misure di progettazione intrinsecamente sicura e che non possono essere completamente evitati dalle misure di protezione integrate.

Gli avvertimenti sui rischi residui sulla macchina sono complementari alle informazioni sui rischi residui da fornire nelle istruzioni del fabbricante.
Gli avvertimenti sulla macchina sono utili quando gli operatori e altre persone esposte devono essere informati in merito alle particolari precauzioni da prendere riguardo ai rischi residui durante l’uso della macchina. Alcuni esempi sono la presenza di superfici calde o di apparecchiature laser.
Possono essere utili anche per ricordare la necessità di indossare i DPI. Gli avvertimenti indicati sulla macchina devono essere conformi ai requisiti di cui al punto 1.7.1. della direttiva.
Gli avvertimenti forniti tramite i dispositivi di allarme devono essere conformi ai requisiti di cui al punto 1.7.1.2.della direttiva.

Le norme possono definire la forma e dare orientamenti sul contenuto degli avvertimenti. La direttiva 92/58/CEE e la norma EN 61310-1, includono gli orientamenti che sono pertinenti alla progettazione di tali avvertimenti.
La UNI EN ISO 12100 definisce “rischio residuo”:”rischio che permane dopo aver preso le misure di protezione”.

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Valutazione del Rischio Incendio

L’obiettivo principale della prevenzione incendi sul lavoro è quello di salvare i lavoratori presenti nei luoghi di lavoro, garantendo loro di potersi allontanare dall’area del pericolo senza subire danni. Nella Valutazione del Rischio di Incendio, un professionista di alto profilo, valuta e predispone dei sistemi di sicurezza passiva ed attiva tali da preservare anche il patrimonio “aziendale”.

Le attività da prendere in considerazione nella Valutazione del Rischio Incendio

L’ambito della prevenzione incendi si articola su attività quali:

  • la classificazione del rischio incendio;
  • la progettazione delle compartimentazioni e dei sistemi antincendio passivi;
  • la progettazione dei sistemi attivi;
  • l’iter procedurale per la richiesta del parere di conformità antincendio;
  • la segnalazione Certificata di inizio Attività (SCIA);
  • la richiesta di rinnovo dell’ Attestato di Conformità Antincendio (EX CPI);
  • i collaudi e le prove di funzionalità degli impianti e dei dispositivi di prevenzione;
  • lo studio di piani di adeguamento e direzione lavori;
  • la classificazione ai fini della Direttiva ATEX;
  • l’adozione di misure tecniche e procedure organizzative;
  • le procedure e i piani di emergenza ed evacuazione.

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Valutazione dei Rischi Atmosfere Esplosive ATEX

ATEX (atmosfere esplosive),  acronimo derivante dalle parole ATmosphères ed EXplosibles, è il nome convenzionale della direttiva 94/9/CE dell’Unione Europea per la regolamentazione di apparecchiature destinate all’impiego in zone a rischio di esplosione.

Prerequisiti per la Valutazione dei Rischi Atmosfere Esplosive ATEX

Prerequisiti del datore di lavoro, come disposto dalla Direttiva 1999/92/CE “ATEX 137”, dopo aver valutato l’esistenza del pericolo d’esplosione, il datore di lavoro deve:

  • adottare misure tecniche/organizzative finalizzate a prevenire la formazione di miscele esplosive;
  • classificare i luoghi;
  • valutare i rischi di esplosione (valutazione rischi esplosione);
  • redigere un documento sulla protezione contro le esplosioni.

Obiettivi e Vantaggi della Valutazione dei Rischi Atmosfere Esplosive ATEX

  • ottemperare alle disposizioni legislative vigenti;
  • fruire di un supporto tecnico gestionale;
  • gli adempimenti, che si diversificano a seconda delle casistiche identificate dalle Direttive, prevedono da parte del fruitore o costruttore di apparecchiature che devono essere installate nelle aree precedentemente classificate;
  • procedure di certificazione;
  • diversificate in relazione alla classificazione prevista dalle Direttive;
  • validità della verifica, fino a quando non vengono apportate modifiche al prodotto.

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Valutazione Rischio Movimentazione Manuale dei Carichi

Normativa per la Movimentazione Manuale dei Carichi

L’articolo 167 comma 1, del D.Lgs. 81/08, definisce il campo di applicazione del titolo stabilendo che le norme dello stesso titolo si applicano “alle attività lavorative di movimentazione manuale dei carichi” che comportano per i lavoratori rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso lombari.

Cosa si intende per la Movimentazione Manuale dei Carichi

Si intende per movimentazione manuale dei carichi qualsiasi attività che comporti operazioni di trasporto o sostegno di un carico per opera di uno o più lavoratori; Esso comprende le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico. Nelle realtà lavorative, le attività di più frequente riscontro sono quelle che comportano il sollevamento/abbassamento di carichi.
L’uso della forza manuale per trasferire oggetti o persone è tra gli elementi di possibile sovraccarico meccanico del rachide dorso-lombare e della spalla.
Alcuni esempi sono pazienti non autosufficienti, disabili motori, bambini negli asili e nella scuola materna.

Durante le operazioni di movimentazione manuale si determinano, tra le altre, forze compressive sulle strutture del rachide lombare (dischi intervertebrali; limitanti vertebrali; articolazioni interapofisarie) che singolarmente, e ancor più se ripetute e cumulate, possono condurre a microlesioni e lesioni delle strutture stesse.

Cosa prende in considerazione la Valutazione Rischio Movimentazione Manuale dei Carichi

Le forze compressive (o “di taglio”) sono determinate:

  • dalla postura assunta
  • dal peso e delle dimensioni dell’oggetto movimentato
  • dal tragitto che l’oggetto deve compiere
  • dalle caratteristiche antropometriche e di genere del soggetto

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Valutazione dei Rischi da Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA)

La Valutazione dei Rischi da Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA) prende in considerazione le radiazioni ottiche artificiali, che comprendono tutte le radiazioni ottiche generate artificialmente da apparati.

Per radiazioni ottiche si intendono tutte le radiazioni elettromagnetiche nella gamma di lunghezza d’onda compresa tra 100 nm e 1 mm. Lo spettro delle radiazioni ottiche si suddivide in radiazioni ultraviolette, radiazioni visibili e radiazioni infrarosse.

Suddivisione radiazioni nella Valutazione dei Rischi da Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA)

Queste, ai fini protezionistici, sono a loro volta suddivise in:

  • radiazioni ultraviolette: radiazioni ottiche di lunghezza d’onda compresa tra 100 e 400 nm. La banda degli ultravioletti è suddivisa in UVA (315-400 nm), UVB (280-315 nm) e UVC (100-280 nm);
  • radiazioni visibili : radiazioni ottiche di lunghezza d’onda compresa tra 380 e 780 nm;
  • radiazioni infrarosse: radiazioni ottiche di lunghezza d’onda compresa tra 780 nm e 1 mm. La regione degli infrarossi è suddivisa in IRA (780-1400 nm), IRB (1400-3000 nm) e IRC (3000 nm-1– 1 mm).

Le prime emettono radiazioni in fase fra di loro (i minimi e i massimi delle radiazioni coincidono), e sono generate da LASER; le seconde emettono radiazioni sfasate e sono generate da tutte le altre sorgenti non LASER e dal Sole.

Effetti da prevenire tramite la Valutazione dei Rischi da Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA)

La tipologia di effetti associati all’esposizione a radiazioni ottiche artificiali (ROA) dipende dalla lunghezza d’onda della radiazione incidente; dall’intensità dipendono invece sia la possibilità che questi effetti si verifichino sia la loro gravità.
L’interazione della radiazione ottica con l’occhio e la cute può provocare conseguenze dannose. Oltre ai rischi per la salute dovuti all’esposizione diretta alle radiazioni ottiche artificiali esistono ulteriori rischi indiretti da prendere in esame quali:

  • sovraesposizione a luce visibile, disturbi temporanei visivi, quali abbagliamento, accecamento temporaneo;
  • rischi di incendio e di esplosione innescati dalle sorgenti stesse e/o dal fascio di radiazione;
  • e ulteriori rischi associati alle apparecchiature/lavorazioni che utilizzano ROA quali stress termico, contatti con superfici calde, rischi di natura elettrica, di esplosioni od incendi come nel caso di impiego di LASER di elevata potenza etc.

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Valutazione dei Rischi da Movimentazione Ripetuta

D. Lgs. 81/08. L’art. 17 obbliga il datore di lavoro alla valutazione di tutti i rischi; l’art. 167, comma 1 invece fa riferimento ad attività che presentano rischi da sovraccarico biomeccanico.  Viene indicata quindi la necessità di una valutazione del rischio da movimentazione ripetuta degli arti superiori.

La Valutazione dei Rischi da Movimentazione Ripetuta comprende:

  • Compiti ciclici che comportino l’esecuzione dello stesso movimento (o breve insieme di movimenti) degli arti superiori ogni pochi secondi
  • Lavori che comportino la ripetizione di un ciclo di movimenti maggiore di 2 volte al minuto per almeno 2 ore complessive nel turno lavorativo.
  • Mansioni che comportino il raggiungimento o il mantenimento di posizioni estreme della spalla o del polso per periodi di 1 ora continuativa o di 2 ore complessive nel turno di lavoro; posizioni delle mani sopra la testa e/o posizioni del braccio sollevato ad altezza delle spalle; posizioni in evidente deviazione del polso.

Metodo Internazionale per la Valutazione dei Rischi da Movimentazione Ripetuta

Il metodo OCRA è stato ritenuto valido per la valutazione del rischio da movimenti ripetuti degli arti superiori sia a livello internazionale che nazionale. Esso è riportato nel documento di consenso elaborato da un gruppo di lavoro nazionale per l’individuazione dei metodi di valutazione e dei criteri di diagnosi delle patologie muscolo-scheletriche degli arti superiori ad eziologia professionale.

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Valutazione dei rischi Campi Elettromagnetici

In fisica i campi elettromagnetici sono campi tensoriali responsabili dell’interazione elettromagnetica, una delle quattro interazioni fondamentali.
Sono costituiti dalla combinazione del campo elettrico e del campo magnetico; sono generati localmente da qualunque distribuzione di carica elettrica variabile nel tempo e si propaga sotto forma di onde elettromagnetiche.

Come viene svolta la Valutazione dei Rischi per Campi Elettromagnetici

La valutazione dei rischi derivanti dall’esposizione a campi elettromagnetici è un processo caratterizzato da estrema complessità. Esiste una notevole controversia sulla possibilità di un nesso fra l’esposizione a campi magnetici a frequenze estremamente basse (ELF) ed il rischio di patologie per l’uomo, in particolare il rischio della malattia tumorale.
Nel giugno 2013 è stata pubblicata la nuova Direttiva Europea 2013/35/UE sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti da esposizione a campi elettromagnetici.

Dal 01 luglio 2016 entra in vigore il termine per il recepimento della direttiva e dei nuovi limiti di esposizione, nonché delle relative le prescrizioni.

Sorgenti prese in considerazione nella Valutazione dei Rischi per Campi Elettromagnetici

Esempi di sorgenti di campi elettromagnetici, in ambito lavorativo, sono i seguenti:

  • linee di alimentazione elettrica a tensione elevata;
  • sistemi di trasmissione radio;
  • impianti di saldatura;
  • riscaldatori industriali a microonde;
  • apparecchi elettromedicali;
  • magnetizzatori e smagnetizzatori;
  • sistemi per la ricerca di difetti nei materiali.

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Valutazione Rischi Lavoratrici Madri e Minorenni

La definizione di lavoratrice madre è legata al processo d’informazione del proprio stato al datore di lavoro: come dire che, in assenza di tale elemento (il quale costituisce a tutti gli effetti un onere posto a carico della lavoratrice madre e in alcuni casi un vero e proprio obbligo, sia pure sfornito di sanzione), la normativa di tutela non risulta obbligatoriamente applicabile.

Normative in materia di Valutazione Rischi Lavoratrici Madri

Rispetto alla normativa precedente, anche il D. Lgs. n. 151/2001, improntato alla medesima “filosofia” e ai principi codificati nelle Direttive comunitarie, ha concepito nei confronti delle lavoratrici madri una tutela non soltanto diretta, bensì intermediata da quella fondamentale, imprescindibile, preliminare attività di valutazione dei rischi professionali, della quale il documento di valutazione dei rischi rappresenta la sintesi più efficace.

E` così che, anche nell’ambito della tutela della maternità, in tutte le sue fasi:
gestazione; parto; allattamento. Il metodo dell’autovalutazione dei rischi è contestuale all’obbligo di tradurlo nella redazione di un documento programmatico operativo finalizzato alla prevenzione fanno sì che il tema della prevenzione entri a pieno titolo tra i modelli organizzativi aziendali.
L’art. 11 del D.Lgs. n. 151/2001 sancisce l’obbligo del datore di lavoro (fermo restando il divieto di adibire la lavoratrice madre a determinati lavori specificati e considerati faticosi, pericolosi e insalubri) di valutare, nell’ambito e agli effetti della suddetta valutazione, i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici madri.

Normative in materia di Valutazione Rischi Lavoratori Minorenni

Il lavoro minorile trova una speciale tutela nella Costituzione della Repubblica italiana attraverso alcuni articoli che stabiliscono una normativa particolare che riguarda il lavoro salariato di fanciulli e adolescenti.
A tutelare i giovani che si avviano ad intraprendere un lavoro ci ha pensato anche la Comunità Europea con la direttiva 94/33. Con essa viene stabilito dei principi base in merito ai rapporti lavorativi con i minorenni.

In primo luogo è stato fissato il compimento del quindicesimo anno di età come requisito per accedere nel mondo del lavoro. Secondariamente è stato stabilito che il giovane deve prima di ogni cosa intraprendere un percorso di istruzione e formazione professionale.
I minori che hanno un’età compresa tra i 15 e i 18 anni, adolescenti, non possono eseguire lavori che potenzialmente arresterebbero il pieno sviluppo fisico. In particolare, il D. Lgs. 262/2000 specifica che essi:

  • non devono essere esposti a rumori che superano gli 87 db
  • non devono venire in contatto con sostanze tossiche; corrosive; esplosive; cancerogene; nocive o che esporrebbero loro a particolari rischi per la salute;
  • non possono lavorare nelle macellerie in cui si utilizzano arnesi taglienti e celle frigorifere;
  • devono evitare di utilizzare saldatrici ad arco o ossiacetileniche;
  • non possono compiere lavori utilizzando martelli pneumatici, pistole fissachiodi, strumenti vibranti e apparecchi di sollevamento meccanici;
  • non devono svolgere lavori sulle navi in costruzione, nelle gallerie o utilizzando forni ad elevate temperature;
  • devono evitare di eseguire lavori all’interno di cantieri edili in cui si possono verificare rischi di crollo.

Per essere avviato al lavoro l’adolescente deve sottoporsi ad una visita medica preventiva e, una volta assunto, a delle visite periodiche almeno una volta all’anno. Inoltre ai minori è fatto divieto svolgere dei lavori durante le ore notturne; più precisamente nell’arco di tempo che va dalle 22 alle 6 o dalle 23 alle 7. Viene fatta eccezione per attività di carattere culturale, artistico o sportivo ed il lavoro non superi la mezzanotte.

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Valutazione del rischio Biologico sul Lavoro

Il Titolo X del D.Lgs. 81/08 disciplina l’utilizzo degli agenti biologici nelle attività lavorative, incluse le attività di didattica e di ricerca prevedendo modalità di lavorazione e misure di sicurezza da rischio biologico.

Quali agenti vengono considerati nella Valutazione del Rischio Biologico sul Lavoro

Il Titolo comprende anche le attività che comportano l’uso non deliberato di detti agenti:

Agente biologico: qualsiasi microrganismo, anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni.

Microrganismo: qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico.

Cosa prevede la legge per la Valutazione del Rischio Biologico sul Lavoro

La norma impone le seguenti misure tecniche, organizzative e procedurali per eliminare o ridurre al minimo il rischio di esposizione:

  • evitare l’utilizzo di agenti biologici nocivi se il tipo di attività lo consente;
  • ridurre per quanto possibile il numero di addetti esposti al pericolo;
  • adottare le misure per prevenire o ridurre al minimo la propagazione accidentale all’esterno dell’area di lavoro;
  • adottare misure collettive di protezione ovvero misure di protezione individuale qualora non sia possibile evitare altrimenti l’esposizione;
  • esporre in modo chiaro e visibile il segnale di rischio biologico;
  • mettere in atto le procedure idonee per il prelievo, la manipolazione e il trattamento dei campioni di origine animale ed umana;
  • definire le procedure di emergenza in caso di incidente;
  • evitare l’utilizzo di contenitori non idonei e/o sprovvisti di indicazione del contenuto;
  • adottare idonee misure igieniche.
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Valutazione del Rischio Elettrico e Illuminazione

Normativa in materia di Valutazione del Rischio Elettrico

Il processo di valutazione e gestione del rischio elettrico derivante dall’applicazione congiunta del D.Lgs. 81/08 e degli altri testi di legge in vigore, consente di ridurre tale rischio ad un livello accettabile, in conformità a quanto previsto dalle stesse leggi.

Nelle attività ordinarie, nelle quali i lavoratori sono considerati utenti generici degli impianti, delle apparecchiature e dei componenti elettrici messi loro a disposizione, il datore di lavoro dovrà compiere tutte le azioni necessarie a garantire:

  • la realizzazione a regola d’arte di tutto il materiale elettrico reso disponibile, tenuto conto delle caratteristiche del lavoro e delle condizioni ambientali e di esercizio;
  • il corretto utilizzo di tale materiale, volto a prevenire i rischi;
  • l’adeguata manutenzione e le necessarie verifiche periodiche, finalizzate al mantenimento nel tempo delle condizioni di sicurezza.

Valutazione dei Rischi da Illuminazione nei luoghi di Lavoro

Un’illuminazione inadeguata per intensità o per posizione delle fonti di luce, può provocare diversi disturbi. Alcuni esempi sono stanchezza visiva e stati di malessere. Pertanto, una corretta illuminazione è fondamentale sia nella prevenzione degli infortuni che per la produttività dell’azienda. Questo perchè agisce positivamente sullo stato di benessere individuale.
L’illuminazione di un ambiente di lavoro deve essere tale da soddisfare le esigenze fondamentali dei lavoratori, quali:

  • buona visibilità;
  • confort visivo;
  • sicurezza.

Infine, per quanto riguarda le misure di protezione si parla di tre tipologie di illuminazione:

  • naturale;
  • artificiale;
  • sussidiaria.

Illuminazione naturale ed artificiale: i locali adibiti a mansioni lavorative devono disporre di sufficiente luce naturale a meno che sia richiesto diversamente dalla tipologia di lavoro o si tratti di locali sotterranei. In ogni caso, tutti i luoghi di lavoro devono essere dotati di una adeguata illuminazione artificiale al fine di salvaguardare la salute, la sicurezza e il benessere del lavoratore.

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